La pietra nell’arte bresciana: Pietre, marmi e territorio

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a cura di Renata Massa

 

Pietre, marmi e territorio: mappa delle cave e dei materiali

 

Il Botticino ha caratterizzato il volto di Brescia fin dall’epoca romana; dall’inizio del Seicento tuttavia le fonti ci informano dell’impiego di marmi e pietre colorati estratti nel Bresciano e nei territori limitrofi: mischi (ovvero brecce) e macchie ma anche pietre sopraffine, come i diaspri, impiegati nel XVII-XVIII secolo, soprattutto nell’arredo religioso.
Fu negli altari che si concentrarono sceltezza e varietà di pietre e i contratti coi tagliapietre ci informano dei litotipi più utilizzati a tale scopo.

 

 

Dal campionario desunto dalle fonti, supportato dal Sommario delle pietre di prezzo bianche e nere e diaspri del Catastico di Giovanni da Lezze (1609-1610) e dalle informazioni fornite da V.Scamozzi nel capitolo

Delle specie de’ marmi bianchi e misti d’Italia di là dall’Appennino e della diversità di quelli di Lombardia usati a’ nostri tempi ne L’idea dell’architettura universale (1615), si può avviare una prima mappatura delle risorse marmifere a cui attinsero le maestranze e che per qualità e cromia si ponevano come eccellente alternativa a materiali di più difficile e costoso reperimento.

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Nacque così un’approfondita cultura marmologica, condivisa da operatori del marmo, mercanti, antiquari, collezionisti, intenditori d’arte e scienziati e che si espresse, fino alla metà del Settecento, oltre che nella produzione altaristica, anche nelle preziose litoteche e nei piani di tavolo, concepiti spesso come campionari di marmi rari, trovando nello stipo il suo mobile più rappresentativo.

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La perduta collezione scientifica di minerali presentata da Ragazzoni e Filippini all’Esposizione Industriale bresciana del 1857, che illustrava anche le varietà litiche bresciane meno note – dai marmi screziati di Serle, Sant’Eufemia e Tavernole, alle arenarie rosse di Collio e ai diaspri dei colli suburbani di Urago Mella – si poneva come ultima memoria di questa “cultura della pietra”, avviata al declino dalla metà del Settecento.

 

 

Altare di S. Carlo, in nero di Eno (BS) e Bianco di Carrara, 1691. Salò (BS) ,Duomo alt. di S. Carlo, 1691

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La pietra nell’arte bresciana

 

La pietra nell’arte bresciana: Pietre, marmi e territorio

 

Legenda della mappa delle zone estrattive (pannello 4)

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1 Nero di Riva di Solto: è ricordato da V. Scamozzi tra le varietà di paragone nero più bello e più lustro. E’ specificamente prescritto nei contratti per l’arca dei santi Faustino e Giovita dell’omonima chiesa (1618, Giovanni Antonio Carra) e per l’altare del Ss.mo Sacramento in Duomo vecchio (1666, Giovanni e Giovanni Antonio Carra)

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2 Nero venato di Cene, in Val Seriana, con quello di Soldo è detto dallo Scamozzi il paragone più bello e più lustro

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3 Nero della Riviera di Salò: estratto in Val Degagna, assai rinomato e ampiamente richiesto in tutto il territorio della Serenissima per altari depositi avelli ed altri ornamenti, è elogiato dallo Scamozzi che ci informa sulle modalità di trasporto dei blocchi dalle cave a Venezia: Nella Riviera di Salò si cavano marmi nerissimi che ricevono pulimento e lustro mirabile e però sono detti paragoni(…) Dalla cava si conduce per 14 miglia sui carri fino a Salò, poi in barca per 15 miglia fino a Lazise e da là per 11 miglia sui carri fino a Verona dove si imbarcano sull’Adige per Venezia.

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4 Nero di Bergamo: estratto dalle cave di Gazzaniga, assai utilizzato dai marmorini bergamaschi Manni e Fantoni

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5 Nero di Varenna : ha le stesse qualità di colorazione omogenea e lucidabilità del Nero di Bergamo, dal quale è impossibile distinguerlo

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6 Venato della Valcamonica (Bianco e nero di Brescia), estratto presso Lozio, caratterizzato da chiazze e venature bianche serpeggianti su fondo nero che lo rendono simile al Nero venato di Cene, è anch’esso ricordato da V. Scamozzi (… nella Valcamonica… cavansi pietre macchiate di bianco e nero bellissime e che ricevono ogni lustro delle quali se ne servono a Bergamo e a Brescia conducendole per il lago d’Iseo.).

E’denominato nei contratti anche come Bardiglio di Valcamonica, Mischio di Ardese , marmo macchiato detto di cave di Valcamonica

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7 Occhiato della Valcamonica (Occhiadino), estratto tra Cividate Camuno e Cerveno, detto anche Broccatello di Val Camonica per la colorazione a effetto broccato (1707 contratto con D.Corbarelli per altare della S.Croce del Duomo di Salò)

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8 Volpinite di colore bianco-grigio o grigio-azzurro estratto a Costa Volpino (BG). Prescritto ai Carra nel 1645 per gli angeli all’altare del Ss. Sacramento di S.Alessandro di Brescia (marmo di Bolpino), poeticamente definito “marmo biggio color dell’aria” in un contratto del 1742, contestato a Domenico Corberelli perché impiegato in luogo del nero di paragone nell’altare del Ss.mo di S.Nazaro (ora a Torbiato d’Iseo, Ss.Faustino e Giovita)

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9 Pietra bianca di Rezzato: nei contratti è così denominata, e distinta dal Botticino, la pietra locale che per grana e bianchezza si prestava maggiormente alla realizzazione di statue e di parti di riquadratura

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10 Bianco di Vezza d’Oglio già impiegato nella statuaria in epoca romana (statua di Atena del santuario di Breno e il Giove colossale del Capitolium vespasianeo di Brescia) menzionato nel Catastico da Lezze, 1609-1610: ”..appresso alla terra di Vezza (…) vi si ritrovano marmi bianchissimi per far statue e cose di valore…”

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11 Bianco di Bagolino marmo saccaroide menzionato nel Catastico da Lezze e ricordato dallo Zanardelli come competitivo col Carrara

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12 Breccia Aurora estratta a Paitone ma anche presente interstratificata ai banchi del Botticino e del Mazzano, caratterizzata da fondo bruno, rosso cupo o verdastro, con venature irregolari bianche e rossicce

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13 Diaspro Il Catastico da Lezze menziona diaspri bellissimi d’ogni colore et assai grandi che venivano estratti dal monte di Serle su licenza del Principe mentre G.Zanardelli accenna a diaspri stupendi presenti nei colli suburbani di Urago Mella

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14 Giallo di Torri calcare giallo vivo, estratto presso Torri del Benaco, è tra i litoidi più usati nell’altaristica bresciana settecentesca sia nel rivestimento di parti architettoniche che nei commessi

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15 Rosso di Verona calcare di colore rosso dall’aranciato al mattone in diverse intensità a seconda della varietà, la più rinomata delle quali era escavata a Sant’Ambrogio di Valpolicella. Molto usato nell’altaristica sei-settecentesca per gradinate, piedestalli e colonne

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16 Bianco di Arco detto anche “pietra di san Martino”, estratto ad Arco (Trento), località Le Buse, nei pressi della frazione di san Martino, assai usato per la statuaria, in alternativa al più costoso Bianco di Carrara

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17 Mischio di Valcaregna (Macchia di Brentonico) calcare compatto, con fondo giallo e sfumature dal turchino al rossiccio di notevole effetto cromatico e per questo assai apprezzato nel Settecento per il rivestimento degli altari settecenteschi e nei commessi. Estratto nel trentino sul monte Giovio nella località Valcaregna

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18 Botticino pietra calcarea che deriva la denominazione dal paese di Botticino, ubicato nel cuore di un giacimento comprendente anche i comuni di Rezzato , Mazzano, Nuvolera, Nuvolento, Serle e Paitone, ampiamente utilizzato dal primo secolo a.C. nell’edilizia monumentale e residenziale.

 

 

Mappa delle cave estrattive del territorio

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La pietra nell’arte bresciana:

 

La pietra nell’arte bresciana: Pietre, marmi e territorio

 

La pietra nell’arte bresciana: di Renata Massa