La pietra nell’arte bresciana: I ferri del mestiere

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a cura di Renata Massa

 

I ferri del mestiere. Strumenti e tecniche della lavorazione del marmo

 

Gli strumenti manuali usati oggi nella scultura sono gli stessi di quelli dei tempi antichi ed è sorprendente riconoscerli in quelli raffigurati nella lapide dl marmorarius romano e illustrati nelle tavole dell’Encyclopedie (1751-1772).  

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Pannello 1.Lapide sepolcrale di un marmorarius romano. Brescia, Museo del Capitolium marmorarius

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Fino alla metà dell’Ottocento, per l’estrazione si usavano i cunei battuti con la mazza.

Nello sbozzo in cava si impiegavano la punta, o subbia, battuta col mazzuolo, la mazza, usata di sbieco per squadrare i blocchi, i martelletti per allineare gli spigoli, asce e pialle.

La pietra nell’arte bresciana: I ferri del mestiere

I ferri dello scultore sono riconducibili a tre categorie: scalpelli per intagliare, trapani per forare e lime per levigare.

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Lo scalpello, battuto col mazzuolo, ha diverse denominazioni, in base a funzione e forma: il calcagnolo, con una tacca nel mezzo del taglio, toglie i tramezzi lasciati dalla subbia; la gradina, provvista di denti, produce solchi paralleli; lo scalpello piatto elimina i solchi della gradina, rende la superficie liscia, e netti e incisivi i bordi; la gorbia, con taglio semicircolare, serve per incavare e scanalare; l’ unghietto è utile per lavorare nei fondi e nei sottosquadri; il raschietto (rasciadur o stela), doppio scalpello con fusto piegato a esse ed estremità piatte e taglienti, è usato senza mazzuolo, per eliminare ogni irregolarità delle superfici.

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Per la levigatura lo scultore impiegava le raspe, con dentatura grossa e rada, e le lime, di varie misure e grane, con forme specializzate, dritte o storte, piatte o rotonde o a coda di topo, adatte a pulire anche nelle parti più delicate e difficili.

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La foratura era affidata al trapano, assai utile per scavare in sottosquadro, che ricordiamo nelle varianti a manubrio (menaruola), ad asta e a violino.

 

 Trapani a mano (Botticino (BS), Museo del Marmo. Botticino

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Trapani a mano (Botticino (BS), Museo del Marmo. Botticino

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Trapano ad archetto. Botticino (BS), Museo del marmo

 

 

Trapano ad archetto. Botticino (BS), Museo del marmo

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La lucidatura avveniva con abrasivi, bagnati per aumentare l’attrito sulla pietra, come stecche di carborundum (carburo di silicio) e pietra pomice, ed era completata con polvere di zolfo e acido ossalico.

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Per ottenere superfici scabrose, che diversamente si prestassero alla vibrazione della luce, si usavano specifici martelli: la bocciarda, provvista di numerose punte regolari; la martellina, a taglio dentato con denti più grandi da un lato e più piccoli dall’altro, e la brocca, con le due estremità a punta.

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Alcune bocciarde. Botticino (BS), Museo del Marmo

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 Alcune bocciarde. Botticino (BS), Museo del Marmo

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Vi era poi tutta una strumentazione che garantiva la perfezione del lavoro nelle proporzioni e nelle misure, menzionata anche nei libri di fabbrica di S. Maria della Pace, come l’archipendolo o livello o squadro, le seste o compassi, per determinare le distanze e descrivere circonferenze e archi, compassi a braccia curve convergenti per prendere la misura dei volumi, le squadre, dette triangoli, con cui si tracciano linee perpendicolari e parallele, i rigaroli, sagome di carta, cartone o lamiera di ferro.

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renata massa

 

La pietra nell’arte bresciana: I ferri del mestiere

 

La pietra nell’arte bresciana: di Renata Massa

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  1. Frans Ferzini

    Complimenti e grazie per divulgare un Mestiere ormai di nicchia.
    Ferzini
    scalpellino