La pietra nell’arte bresciana: I Corbarelli e l’aggiornamento delle maestranze locali

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a cura di Renata Massa

 

I Corbarelli e l’aggiornamento delle maestranze locali: dal modello aulico alla produzione in serie

 

Francesco Corbarelli e i figli Domenico, Antonio e Giuseppe sono l’anello essenziale per comprendere la fioritura dell’arte del commesso a Brescia.

Attivi a Brescia dal 1685, nel 1687 realizzavano l’altare maggiore di San Domenico (distrutto nel 1740), esemplato su quelli da loro eseguiti in Sant’Agostino a Padova e in Santa Corona a Vicenza.

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la pietra nell'arte bresciana

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Altare maggiore di S. Corona a Vicenza, opera di Benedetto,

Francesco, Domenico e Antonio Corbarelli, 1670-1686

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Francesco Paglia colse l’assoluta novità dell’opera nella “nobilissima fattura” nella “bellezza di marmi rilucenti” e nella “vaghezza di fiori, di frutta, di rabeschi, con la naturalezza di quegli uccelletti che per verità non paiono marmi ma cose naturali vive e vere”.

 

 

la pietra dell'arte bresciana

 

Corbarelli, Altare maggiore di S. Corona, Vicenza.

La pietra nell’arte bresciana: I Corbarelli e l’aggiornamento delle maestranze locali

Con i Corbarelli si diffuse nel Bresciano il gusto per la decorazione lapidea a commesso che consentiva la rappresentazione di ogni genere figurativo, dal paesaggio alla figura al mondo naturale. Tra questi prevalsero le composizioni di “arabeschi di fiorami, fruttami e uccellami”.

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Tra il 1690 e il 1713 una maggior conoscenza dei marmi e delle pietre e l’acquisizione della tecnica del commesso permisero alle maestranze bresciane di avviare una produzione su larga scala di questo genere decorativo che ebbe applicazione soprattutto negli altari delle chiese cittadine e della provincia.

 

Nel corso del Settecento divenne pratica comune la replica di modelli che incrementò una produzione a commesso seriale mutuata da cartoni che circolavano numerosi nelle botteghe dei tagliapietre.

Si veda l’esempio emblematico dell’Ultima Cena di Ludovico Cigoli (1605) per San Lorenzo a Firenze, che troviamo replicata a Santa Corona a Vicenza dal Corbarelli (1670) e in pieno Settecento, a Serle (BS), forse da Francesco Bombastone.

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La pietra nell’arte bresciana: di Renata Massa

 

Ultima Cena, su disegno di Ludovico Cigoli, 1605. altare della cappella palatina, Firenze.

 

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Ultima Cena, Vicenza, Santa Corona, Antonio Corbarelli, 1670

 

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Ultima Cena, Serle (BS), S. Pietro in vincoli, meta del XVIII sec.

 

I paliotti identici degli altari del Santissimo di Calcinato e della Santa Croce di Salò si mostrano invece derivati dal disegno fornito da Gian Battista Caniana per quello della Madonna del Rosario della parrocchiale di Vertova (BG) il cui sfruttamento non autorizzato costò a Domenico Corbarelli la sospensione dal prestigioso incarico (1713).

 

 

la pietra nell'arte bresciana

 

Domenico Corbarelli Altare del SS. Sacramento, Calcinato (BS)

 

Similmente a repliche di una stessa immagine devozionale vanno ricondotte le Madonne del Rosario degli altari di Santa Maria dei Miracoli e di San Francesco di Paola a Brescia e le numerose effigi di Sant’Antonio ripetute in numerosi altari della provincia bresciana. I dipinti di fiori e frutti inventariati alla morte del tagliapietre Pietro Puegnago (1744), dovevano appunto forse costituire modelli per le composizioni a commesso eseguite nella sua bottega.

 

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