La Pietra nell’Arte Bresciana: Gli Statuti

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Gli Statuti dei paratici dei tagliapietre

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Le prime redazioni degli Statuti dell’Università dei tagliapietre, risalgono al Cinquecento, in sintonia con il fervore edilizio che dalla fine del Quattrocento andava cambiando il volto della città.

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Le norme corporative definivano gli ambiti delle diverse categorie professionali, fissavano diritti e doveri degli iscritti, inquadrando così la vita del singolo in quella economica, religiosa e culturale della comunità.

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E’ significativo che le più antiche norme statutarie siano quelle, risalenti al 1550, del Paratico di Rezzato, tra i cui fondatori figurano i capostipiti delle dinastie dei tagliapietre più noti come i Palazzi, gli Scalvi, i Baroncini, i Gamba, i Molinari e i Faitini. Dal 1566 il Paratico dei lapicidi di Rezzato ebbe un altare nella parrocchiale, dove celebrare ricorrenze e festività e seppellire gli iscritti.

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In città era attiva la Scola, Confraternita et Paratico delli taiapiera di Brescia le cui premesse sono in un atto notarile del 1557 attestante l’elezione, da parte di diciassette tagliapietre, di cinque maestri incaricati di redigerne gli ordinamenti.

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Patroni erano i quattro santi Coronati e San Simplicio. Sua prima sede fu San Lorenzo e, dal 1716 circa, San Giuseppe, al terzo altare destro.

La Pietra nell’Arte Bresciana

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1-P. Avogadro,I quattro santi coronati, protettori dei tagliapietre.1716. Brescia, Museo Diocesano (già in S. Giuseppe) Santi quattro copia

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P.Avogadro, I Quattro Santi coronati, protettori dei tagliapietre, 1716. Brescia. Museo Diocesano (già in S. Giuseppe) 

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Negli statuti è sancita l’organizzazione gerarchica della bottega, condotta dal capobottega (patron), con lavoranti alle dipendenze e garzoni, apprendisti non retribuiti. 

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Il titolo di maestro presupponeva il superamento di una prova, consistente nell’intaglio di una base modanata. Categorie privilegiate erano gli scultori e gli intagliatori ai quali era concesso “esercitar l’arte del taliapiera e tener garzoni e vendere e mercantare opere” senza essere iscritti all’Arte.

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Nel 1574 è documentata l’esistenza di una Università, o paratico, che riuniva i lustratori di pietra in nero e i maestri della doratura, posta sotto la protezione dell’Assunta.

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L’ampio uso della pietra nera e l’abilità che richiedeva la sua lucidatura contribuirono a determinarne l’alto livello di specializzazione e a distinguerne l’operato dalla comune lucidatura a cui era normalmente sottoposto ogni manufatto lapideo.

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La pietra nell’arte bresciana

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Altare di San Carlo, 1691. Salò (BS), Duomo

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da: La Pietra nell’Arte Bresciana di Renata Massa, Brescia 2013

2 risposte

  1. Frans Ferzini

    Molto interessante!per uno scalpellino tradizionale come me, è emozionante scoprire le realtà corporative sconosciute.Si trovano ancora i testi statutari?
    Grazie e complimenti per la Vs ricerca,
    Ferzini
    Scalpellino ‘commacino’

    • Renata massa

      Gentile Frans è un piacere leggere il vostro commento di apprezzamento. Il mio lavoro vive anche di queste soddisfazioni e la ringrazio per questo. Certo che esistono gli statuti della corporazione dei tagliapietre e quelli sopravvissuti al tempo generalmente si conservano negli archivi di stato o municipali. Quelli Bresciani li ho pubblicati integralmente nel mio libro. La saluto cordialmente e sono sempre a sua disposizione per ogni sua curiosità. Renata Massa