La Pietra nell’Arte Bresciana: Giovanni Antonio Biasio

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La Pietra nell’Arte Bresciana

Tra le figure di tagliapietre più versatili che, in seguito al fervore edilizio dei secoli XVII e XVIII, assursero al ruolo di artisti-imprenditori, spicca quella del rezzatese Giovanni Antonio Biasio, architetto e progettista di altari.

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La sua carriera è emblematica: la formazione nella bottega dello zio Giuseppe Cantone, in omaggio alla quale amava definirsi scultore e tagliapietre, gli garantì le competenze necessarie non solo per la conduzione di un’importante bottega “polivalente”, nella quale si praticava ogni genere di specializzazione, ma anche per la direzione di un cantiere impegnativo come quello del Duomo nuovo.

La Pietra nell’Arte Bresciana

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G.A. Biasio altare di S. Bartolomeo, 1727-1728. Chiari (BS), S. Maria Maggiore 

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La Pietra nell’arte Bresciana 

Nel contratto che sottoscrisse nel 1718, sono elencati i suoi compiti di soprastante alla fabbrica, responsabile cioè della conduzione tecnica ed economica del cantiere, supervisore del materiale lapideo, sbozzato in cava e scolpito per la messa in opera, trait d’union tra committenza e maestranze, e tra queste e il progettista, di cui traduceva a livello esecutivo disegni e schizzi.

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A questo impegno Biasio alternò una sua autonoma attività di progettazione di altari e di apparati effimeri, due temi centrali e interindipendenti dell’architettura barocca che nel libro Disegni della Fabbrica del Novo Duomo di Brescia…, concordemente attribuitogli, egli sviluppa in un campionario “virtuale” di invenzioni ed esercitazioni in scherzo, ecletticamente ispirate a soluzioni berniniane nella divulgazione e rivisitazione che ne fecero in territorio veneto due protagonisti della scena barocca internazionale come Iacopo Antonio e Andrea Pozzo, quest’ultimo autore della Perspectiva pictorum et architectorum (Roma, 1693-1700) ben nota ai maestri lapicidi.

 

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G. A. Biasio, disegno per altare del SS. Sacramento. Brescia, Biblioteca Queriniana 

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Anche l’opera di Biasio conferma che furono le botteghe dei tagliapietre, luogo di convergenza, scambio e mediazione dei più svariati stimoli culturali e di un sapere tecnico plurisecolare, ad assicurare la diffusione della cultura architettonica e decorativa nel territorio, adattandola ai gusti e alle tradizioni locali.

 

Da Renata Massa, La Pietra nell’Arte Bresciana, Brescia 2013

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